Skip to main content

Full text of "Il Teatro romano di Verona;"

See other formats


GHERARDO GHIRARDINI 



IL TEATRO ROMANO 



DI 



VERONA 




W>k^- 



VERONA 
STAB. TIPO-LITOGRAFICO G. FRANCHINI 

1906 



IL TEATRO ROMANO 



VERONA 



DISCORSO 



GHERARDO GHI RARO INI 



LETTO NELL'OCCASIONE DELLA VISITA 



DI 



S. M. IL RE 

IL 17 MARZO 1906 




VERONA 

STABILIMENTO TIPO-LIT. G. FRANCHINI 

1906. 



THE. GETTY CENTER 
LIBRARY 



Maestà, 



Appiè del colle, che la tradizione paesana addita come 
sede delle prische genti discese dalle giogaie alpine a ritem- 
prarsi ai tepori del cielo italico, come sacra arce, immagine 
del capitoUum dell'urbe, come stanza del valoroso duce osti'o- 
goto sterminatore delle selvagge orde di Odoacre (^); appiè 
del colle ridente nella imminenza della primavera, un lietis- 
simo avvenimento oggi si compie, che ha per Verona alto 
significato ideale e il cui ricordo sarà gelosamente custodito 
negli annali storici della città. 

Voi, Sire, che reggendo magnanimo le novissime sorti 
della patria, custodite vivo neh' intelletto e nel cuore il culto 
delle sue memorie gloriose, siete venuto a salutare le vene- 
rande reliquie del teatro romano^ che, inerpicate a queste 
pendici, sono, per la prima volta nel loro armonioso insieme, 
circonfuse e benedette dal sole della terza Italia. 

Esse non potevano in verità sotto auspici più lusinghieri, 
né in più propizi tempi risorgere a postuma esistenza. Impe- 
rocché^ cessate le violente procelle, che imperversarono sulle 
belle contrade, scosse le servitù, che tennero l'Italia lunga- 
mente smembi-ata ed oppressa, la giovine nazione ricomposta 
a unità è ora più che mai felice e orgogliosa di ogni evoca- 
li) Intorno alla importanza storica del colle di S. Pietro nella età primitiva, 
classica e barbarica vedi le notizie date dal Cipolla, Compendio della sloria politica 
di Fero»a (Verona, 1900) p. 7 e seg. Cfr. Biermann, Verona (Leipzig', 1904, p. 3 
e sgg. c:he ivi fosse il capitoUum del Municipio romano, fu discusso a lungo senza 
certi risultamenti. Cfr. Ricci Serafino, Il teatro romano di Verona (Venezia, 1895), 
p. 65, noia 1. 



zioiie dell'antica grandezza^ compendiata nel nome immortale 
di Roma. 

" Salve, dea Roma ! 

Io seguo con dolci lagrime 

E adoro i tuoi sparsi vestigi, 

Patria, diva, santa genitrice „ 

sclamava il nostro sommo poeta nella severa solitudine del foro. 
Né con diverso animo noi qui, nella città che solo a 
Roma è seconda per la magnificenza dei classici monumenti, 
al vostro augusto cospetto, o Sire, c'inchiniamo devoti ai 
ruderi dell'edifìcio nobilissimo, sti'appato pur ora al millenario 
obblio. 



Sorse esso nel più rigoglioso fiorire dell'arte romana: nel 
pei'iodo augusteo, come dice chiaramente la sua struttura, 
come l'ivelano talune note squisite di stile dei frammenti 
architettonici e plastici, che gli appartennero (M. 

Anteriore all'anfiteatro, che più valido resistette all'urto 
incalzante dei secoli, così da apparire ancora oggi per gran 
parte nel suo aspetto antico, il teatro subì già nell'alto medio 
evo gl'avi iatture per le terriliili piene e i vorticosi straripa- 
menti dell'Adige, onde assai per tempo minava anche une» dei 
due ponti, che congiungevano in queste vicinanze le opposte 

(1) Non è qui il luogo di trattare gli argomenti, da cui può desumersi l'età 
del teatro. Molti di quelli addotti sin qui, che possono vedersi riferiti accurata- 
mente dal Ricci, op. cit. pag. 140-158, sono assolutamente destituiti d'ogni efficacia 
scientifica, come lo stesso Ricci saggiamente ha riconosciuto. A mio avviso hanno 
essenzialmente valore i dati, che possono desumersi sia dalla tecnica della costru- 
zione di talune parti del teatro, sia dalle forme e dai motivi di molti frammenti 
di scultura e di decorazione, i quali appellano decisamente al periodo augusteo. 
Tali sono pur es. i pezzi del genere di quello creduto parapetto di un tribunale 
(Ricci, tav. 6, pag. 177, ed altri molteplici frammenti di lastre di marmo di furma 
circolare o lunata, adorrù di bassorilievi da ambedue i lati (cosidetti osciììcn. Ele- 
gantissime sono pure alcune comici. 



rive del fiume. D'altri danni furon cagione i terremoti, di cui 
le cronache locali hanno tramandato i ricordi (i). 

Col diploma del 25 maggio 918 Berengaiio I donava al 
suo cancelliere, il chierico Giovanni, che fu poi vescovo di 
Cremona, il terreno, dove sorgevano archivolti e mini del 
diruto edificio. E il vescovo Giovanni fondava su quegli avanzi 
l'oratorio di S. Siro e vi instituiva un senodochio a sosten- 
tamento dei poveri. Così il testamento di Giovanni (2), come 
una importantissima pianta topografica della città, apparte- 
nente al secolo IX o X, nella quale il teatro, detto arena 
minor, figura delineato alle falde del colle di S. Pietro {■^), 
pubblicava e illustrava di recente quell'insigne storico, onore 
di Verona, che è il conte Carlo Cipolla. 

La chiesetta di S. Siro, eretta sulle volte della cavea, 
ampliata e ornata nel secolo XIV, allorché le fu aggiunto il 
culto di S. Libera, trionfa ancora oggi col suo magnifico portale 
nel bel mezzo del pagano monumento, inducendo a meditare 
sulla successione alterna e fatale delle civiltà umane. 

L'anima di Aleardo Aleardi commovevasi innanzi all'umile 
tempietto cristiano. " La gagliarda mestizia della croce uscì ,, 
diceva egli " dagli archi fastosi del teatro romano; la sottile 
prece del pusillo successe, come nella mole dei Flavi, al bac- 
cano delle feste gentilesche „ (4). 

Avrebbe potuto l'Aleardi ricordare^ che anche poco lungi 
di qui, a Padova, sulle muraglie smantellate e ruinose dell'an- 
fiteatro, Enrico Scrovegni innalzava quella cappella sacra alla 



(1) Cfr. Ricci, op. cit., pag. 23-28. 

(2 Cipolla, Attorno a Giovanni Cancelliere di Berengario 1, in Rendiconti 
della lì. Accademia dei Lincei, t. lasse di scienze morali, s. V., v. XIV (Roma, 1905 , 
pag. 191-212. 

(3) Lo stesso, L'antichissima iconografia di Verona, in Memorie della R Acca- 
demia dei Lincei, Classe di scienze morali, s. V., v. Vili (Roma, 1901). L'anfiteatro 
è detto invece in quella pianta tìieatrum. 

(4) Aleardi, Bi Paolo Morando detto il Gavazzala (Verona, 1853), pag. 5. 



— 6 — 

Vergine, in cui Giotto diffuse le soavissime grazie della sua 
arte divina. 

Altri brani del teatro veronese erano, secondo costuma- 
vasi sciaguratamente non solo nell'età di mezzo, ma anche 
nel Rinascimento, dispersi e sbalzati lontano dalla lor sede, 
per servire di materiale da fabbrica. 

Così archi e pilastri dei palchetti, recanti scolpiti i nomi 
dei possessori — singolarità notabilissima del nostro monu- 
mento — passarono fin dal secolo X a infarcire i muri delle 
cantine del Vescovado ('). A poco a poco, in tempi a noi più 
vicini, oltre al convento di S. Girolamo, eretto sull'estreme» 
lembo settentrionale del teatro, case sopra case s'affollarono 
addossate ai vecchi ruderi, per modo da sottrarli quasi inte- 
ramente alla vista: il che non tolse tuttavia ad artisti eruditi 
dal Cinquecento in poi — ricordo Giovanni Caroto, il Palladio. 
Adriano Cristofali (^) — di scrutarne il poco che ancora 
appariva, e ingegnarsi a tentare, con disegni più o meno fan- 
tasiosi, la reintegrazione ideale del teatro. 



Alcune prime indagini nel sottosuolo si fecero intorno 
alla metà del secolo XVIII da Giov. Maria Fontana (3). Ma 
più memorabili, per la importanza dei lisultati, furono quelle, 
che dall'anno 18':34 condusse a intervalli per circa un decennio 
un privato cittadino, Andrea Monga, acceso di fervido entu- 
siasmo per le memorie vetuste della sua Verona e desideroso 
di riconquistare nuovi elementi per lo studio, sino allora 
disordinato ed incerto, del teatro romano C^). Mercè le cure 



(1) Cfr. Corpus in-scr. kit., V, n. 1441. 

(2) Cfr. Ricci, op. cit., pag. 110-120. 

(3) Gli scavi del Fontana avvennero fra gli anni 1757 o il 1760. Cfr. Ricci, 
op. cit., i)ag. 36-37. 

4) La biografìa del Monga è data dallo stesso Ricci, pag. 10-22. 



infinite e i gravi dispendi sostenuti da lui, una breve sezione 
della cavea e dell'orchestra, un grandioso resto della fronte 
della scena e alcune parti delle volte furono allora sgombrate 
dalle costruzioni e dal terreno che le nascondeva. Ne man- 
carono le scoperte di ornati architettonici e di eccellenti scul- 
ture, le quali al Monga venne fatto di ritrovare accatastate 
in gran parte nella imponente intercapedine, che circonda il 
teatro, disgiungendolo dal superiore dorso del colle. 

Gli scavi del Monga, sebbene molto parziali, conferirono 
a dare alla letteratura del monumento una prima direzione 
scientifica, come ne fanno fede gli scritti pubblicati di poi ; 
fra cui sono degne di nota le memorie del Braun, del conte 
Orti-Manara, del Falkener, dello Sgulmero, e segnatamente il 
libro di Serafino Ricci (*), in cui egli studia metodicamente 
e riepiloga con diligenza grande quanto intorno all'argomento 
era stato scritto e operato insino al 181)3. 



Ma l'assunto ardito e generoso del Monga rimase inter- 
rotto prima ancora della sua morte, seguita l'anno 1861. E 
sebbene il Municipio di Verona fino dal 1800, conducendosi a 
cura dell'ing. Donatelli la poderosa fabbrica dei muraglioni 
dell'Adige, e discoprendosi i resti del ponte romano, avesse 
preso a cuore anche le sorti del teatro^ e iniziasse tre anni 
dopo un piccolo saggio di ricerche {^); tuttavia soltanto duo 
anni oi* sono l'Amministrazione Comunale pensò di proposito 
a tradurre in atto il vasto ed esauriente disegno di esplo- 
rare e rimetter fuori tutto l'insieme dell'edifìcio. Col provvido 

il) Ricci, op. cit. Veggansi ivi le notizie bibliograflclie del teatro, ove i ricor- 
dati lavori del Braun (1837), dell'Orti Manara (1850), del Falkener ■1852-1860', dello 
Sgulmero (1890) si citano rispettivamente a pag. 48, 53, 54, 6'2. 

(2) Tali ricerche furono condotte per un brevissimo periodo : dal 29 novembre 
al 15 dicembre 1893. I risultati di esse espose il Ricci in Notizie degli scavi 1894, 
pag. 223-229. 



ausilio di un istituto cittadino, la Cassa di Risparmio, fautrice 
munifica di ogni degna e nobile impresa, furono acquistate 
tutte le numerose case e i terreni eh' ei'ano in potestà degli 
eredi del Monga (*) ; e nel settembre del J904, contribuendo 
nella spesa lo stesso istituto e il Governo (2), dopo diligente 
preparazione e secondo i più rigorosi metodi archeologici e 
tecnici, si pose mano alle demolizioni e agli sterri (^). 

Abbattute a una a una le modeste fabbiiche, già ridotte 
in gi'an parte a deplorevoli condizioni statiche (4), rimosse le 
enoi-mi colmate del terreno e delle macerie, che avevano con- 
tribuito a sollevare straordinai'iamente il suolo originario (5), 
rividero la luce (^) tutto il primo scompartimento o maenianum 
della cavea con buon numero dei gradini marmorei ancora in 
.Si^?Y ed altri disseminati qua e là ("^j; gli archivolti obliqui, che 
la sostenevano a oriente e a occidente, dove veniva a mancare 
il naturale appoggio del monte (^) ; il ripiano, praecindio, che 



(1) La Cassa di Risparmio deliberò l'erogazione della somma di L. 157,240 per 
l'acquisto delle case di proprietà degli eredi di Andi-ea Monga. 

2) Per i lavori di scavo la (/"assa di Risparmio assegnò lire 20,000 nel 1904^ 
e altre 1 . 10,000 nel 1906. Il Ministero dell'Istruzione a sua volta dette il contri- 
buto di L. 15,000 nell'anno finanziario 1905-1906. 

(3) I lavori ebbero principio il giorno 21 settembre 1904. 

(4 Furono demolite diciotto case. 

(5) Fui'ono asportati dallo scavo della piazza, delle vie, dei cortili, degli orti 
e dall'abbattimento delle case circa dodicimila metri cubi di materiale. 

(6) Ho dato un cenno sommario delle scoperte, avvenute dal 21 settem- 
bre 1904 a tutto il luglio 1905, in Notizie de(]H Scaci d'antichità 1905, p. 259-263. 
E in una relazione al Ministero dell'Istruzione Pubblica del 2 marzo 1906 ho reso 
conto dei successivi ritrovamenti fatti fino al febbraio di quest'anno. 

(7) Pochi soltanto di questi ultimi furono ricollocati a guisa di saggio in 
contiguità dei gradini trovati in posto, dov'erano più evidenti lo tracce dei piani 
di posa. Ma anche gli altri gradini dovranno rimettersi nelle altro parti dell'ima 
cavea, che adagiate al colle conservano i vestigi della loro esistenza. 

(8) Questi archivolti, di cui alcuni erano stati esplorati dal Monga, sono 
ora rimessi in luce integralmente in condizione più o meno frammentaria: quattro 
a occidente, tre a oriente. Da quesfnltimo lato altri due archivolti vengono a tro- 
varsi sotto la chiesa di S. Libera, la quale fu addossata in parte sopra di essi, 
in pai'te sulla roccia, che servi di appoggio alla cavea del teatro. 



- 9 - 

divideva il detto piimo maenlanum della cavea dal secondo ; 
la roccia stagliata del colle e i muri di sostegno del S'^'condo 
maenianum, che erano stati in parte scoperti dal Monga^ ma 
conservavano ancora resti delle fabbriche costruite moderna- 
mente attraverso ad essi; nuovi frammenti delle singolarissime 
logge, che sorgevano tutto all'intorno sul più alto culmine 
della cavea. E discendendo giù al piano inferiore dell'edifìcio, 
le recenti opere di scavo e di demolizione sgombrarono l'intera 
ampia orchestica semicircolare ('); il condotto sotterraneo per 
lo scolo delle acque, curipus^ che tutto intorno la ricinge, lico- 
perto di lastre marmoree (^); l'ambulacro d'accesso orientale, 
parodos. Furono quindi isolati via via, faticosamente, i resti 
grandiosi del muragliene, che costituiva lo sfondo della scena, 
frons scenae; i quali resti, escluso naturalmente qualsiasi pro- 
posito di ristauro, si sorressero con ogni cautela mediante 
sostegni laterizi, senza toccarne, ne supplirne, né alterarne 
in veruna guisa il genuino aspetto. E finalmente una serie di 
frammenti di colonne, di cornici, di fregia di bassorilievi, d'epi- 
grafi; di monete, di bronzi fu rinvenuta e raccolta con scru- 
polosa cura, sia dal terreno, sia dai muri moderni, dove erano 
stati intromessi : materiale invero copiosissimo; che getta 
nuova luce sul carattere artistico e sulla fastosa decorazione 
del monumento. 

* * 

Maestà ! In un triste anno, il 1805, sotto la dominazione 
francese, per inconsulto e brutale provvedimento, fu aljbattuto 
in Verona l'arco de' Gavì : quell'arco, che, egregia fattura del 
primo secolo dell' impero, aveva offerto materia di studi e 
d'imitazione ai sommi architetti del Cinquecento: il Serlio, il 
Palladio, il Sammicheli. 

(1) 11 raggio de]]' orchestra è di m. 15 32; del primo maenianìim dì m. 36.02. 

(2) È questa una delle parti più singolari del teatro: di perfetta sti'uttura 
e di conservazione mirabile. 



— 10 — 

Un secolo dopo, al nefasto atto vandalico Verona, ricon- 
giunta all'Italia, contrappone il disseppellimento e la tutela 
religiosa di tutti i resti del suo teatro. Anche questi portano 
le miserande stimmate degli oltraggi feroci degli uomini. E 
che perciò? Non spira framezzo ad essi la ineffabile poesia 
dei l'icordi ? Non emanano da essi vividi l'aggi della bellezza? 
E non è imprescindibile canone della scienza storica di ri- 
cercare infaticabilmente, da per tutto, ogni documento del 
nostro passato, ogni manifestazione della nostra arte, ogni 
aspetto della vita antica, pubblica e privata, religiosa e civile ? 

Che se già di per se soli questi avanzi parlano un lin- 
guaggio eloquente, tanto più altamente aff'ei'mano il loro va- 
lore, quando si considerino in rispetto alla serie numerosa 
d' antichi edifizì della medesima specie sparsi per tutta Italia^ 
molti dei quali furono appunto in questi ultimi tempi restituiti 
alla scienza e fatti argomento di vigili cure e di dotte inve- 
stigazioni. 

* 
* * 

Il teatro di Verona si ricollega anzitutto ai monumenti 
della Sicilia. 

••' L'isola bella, a le cui rive 
Manda il Jonio i fragranti ultimi baci „ 

e in cui. prima che in ogni altra terra italiana, si diffuse il 
soffio vivificante dell'ellenismo, offre nei suoi teatil di Segesta. 
(li Tindari, di Siracusa, di Taormima i primi e più insigni 
modelli del nostro teatro veronese, al pai'i di questo adagiati 
a montuosi pendii, al pari di questo letificati dal soi'riso della 
natura e dall'incanto di pittoreschi spettacoli. 

Ma allorché, pei' opera di Roma, l'arte greca, con le raf- 
finatezze della vita e dei costumi, andò rapidamente rifiorendo 
attraverso alla penisola, teatri più o meno vasti e cospicui 
sorsero per ogni dove, ne solo nelle maggiori città, ma negli 



- ]1 — 

oppidi e nelle colonie modeste, ove Roma lasciò l'orma incan- 
cellabile della sua potenza (^). 

Taluni soltanto fra questi si addossarono ancora al fianco 
dei colli ; e non ho bisogno di rammentare per questa parti- 
colare nota della struttura tre fra i più noti e meglio con- 
servati della penisola: il maggiore di Pompei, quelli di Gubbio 
e di Fiesole. 

Senonchè la regione veneta mancava di un teatro, del 
quale si potesse defmire la configurazione, ricostruire l'orga- 
nismo tettonico ; perchè scarsi ricordi o poveri resti se ne 
hanno in qualche città: Adria, Padova, Vicenza, Asolo. 

Così nella serie dei teatri veneti occupa oggimai il nostro 
il più ragguardevole posto. Si eleva esso alle porte d' Italia^ 
all'incrocio di quelle grandi vie, che l'Italia congiungevano alle 
vaste Provincie d'Oltralpe e per le quali passavano impetuose 
le correnti della cultura rinnovatrice del mondo. 

Al di là delle Alpi^ a occidente, è un altro edificio su- 
perbo, che risponde in tutto a questo per la postura, il carat- 



(1) I teatri d'Italia fin qui noti, per quanto risulta dalle mie ricerche, sono 
i seguenti : 

Sicilia: 1 Siracusa, 2 Acre. 3 Catania, 4 Taormina, 5 Tindari, 6 Segesta. 

Campanta: 7, 8, Pompei teatro grande e teatro coperto , 9 Ercolano, IO Napoli. 

Sannio : 11 Benevento. 

Lazio: 12 Anzio, 13 Civita Lavinia, 14 Ostia, 1-3 Tuscolo, 16, 17, IS I-Ù:>ma 
(teatri di Pompeo, di Marcello, di Balbo). 

Sabina : 19 Amiterno. 

Ethuria : 20 Falerii, 21 Perento, 22 Fiesole. 

Piceno: 23 Falerone, 24 Macerata. 

Umbria : 25 Gubbio, 26 Ostra Vetere. 

Liguria: 27 Bene Vagienna, 28 Ventimiglia. 

Gallia Cispadana : Parma. 

Gallia Transpadana : 30 Torino. 31 Industria. 32 Aosta. 

Venezia : 33 Adria, 34 Padova, 3") Verona, 36 Vicenza, 37 Asolo. 

Non occorre qui fornire note l)ibliografiche. Ricordo quello, che sulla costru- 
zione del teatro romano e sullo questioni architettoniche più importanti esposo 
ultimamente il Durm, HandlìncJi der ArcìiUektnr, p. Il, Die Banstile, v. Il 
(Stuttgart, 1905), p. 645-667. 



tere e alcune peculiarità della forma: il teatro d'Orange, più 
fortunato per la conservazione delle sue parti essenziali. 

Raccostato pertanto ai monumenti affini, guardato sic- 
come l'anello di una lunga catena, il teatro veronese, sebbene 
mutilo e ruinoso, conferisce esso ijure a dimostrare lo svol- 
gimento dell' architettura classica i]el settentrione d'Italia; a 
lumeggiare uno dei più gi'andi fatti della storia: l'eccelsa 
missione compiuta da Roma di banditiùce della civiltà e dell'arte. 



Pregando oi'a la Maestà Vostra di voler percorrere rapi- 
dameiite questi avanzi, non mi resta che segnalare il vigoroso 
e provvido impulso dato alla piena investigazione di essi dal 
primo magistrato cittadino, il comm. Antonio Guglielmi; il 
sagace interesse, con cui la segi.iirono gii assessori dei lavori 
pubblici e dell' istruzione, dott. Carlo Camuzzoni e prof. Flo- 
riano Grancelli : l'opera indefessa, che le consacrarono con 
intelletto d' amore 1' ing. Tullio Donatelli, capo dell' Ufficio 
Tecnico Municipale, il cav. Pieti'o Sgulmero, direttore del Museo 
Civico, il sig. Luigi Romagnoli, assistente ai lavori. 

A tutte queste noljili energie, inspirate agii stessi ideali, 
conspiranti al medesimo fine, è dovuto l'oi'dinato e felice pro- 
cedere della bella impi'esa, la quale torna ad onore e lustro di 
quest'antica città, che Strabene e Marziale già dissei'o grande, 
e grande chiamò l'oscuro poeta dell'età di mezzo nelTingenua 
semplicità di quei versi: (^) 

•• Maglia Verona vale: valeas per secala sempei"; 
Et celebrent gentes uomen in orbe tuum. ,, 

(1 Sono inscritti appiè dell'antica pianta di Verona, che ho ricordato sopra. 
K niita la relazione di quella pianta col ritmo pipiniano : Vevtz, Moxumenta: Poetae 
latini, I, pag- 118-1-2-2. A pag. 118, nota 1. sono riportati i versi della pianta. 




H'toasle Kf'iipntorp 



Fiutile .Vdujjr ,j^. 



TEATRO ROMANO 



di 



VERONA 






Stato dei layori al 17 Marzo 1906 



PLANIMETRIA 

Scala di 1:600.